Pubblicità ingannevole: ormai siamo troppo assuefatti per riconoscerle

E’ recente la notizia proveniente dall’Inghilterra, secondo cui la L’Oreal ha dovuto interrompere due campagne pubblicitarie di due marchi famosi appartenenti al suo gruppo.
Le campagne in questione sono quelle che vedono protagoniste Julia Roberts (testimonial Lancôme) e quelle con la modella Christy Turlington ( testimonial Maybelline). La Roberts pubblicizza un fondotinta, mentre la Turlington promuove un cosmetico antinvecchiamento.

In entrambi i casi è stato utilizzato Photoshop per migliorare il risultato finale e per indurre i consumatori a credere reali delle immagini non vere.
La stessa L’Oreal ammette di aver ritoccato digitalmente le foto per “schiarire la pelle, per pulire il trucco, per ridurre le ombre attorno agli occhi, per ammorbidire le labbra e per scurire le sopracciglia delle due star”.

Oggi all’interno della pagina Facebook di Privalia Italia (seguita da quasi 196.000 persone) è apparsa proprio questa notizia, ma riportata in maniera errata.
Il titolo alla foto, senza corredo di alcun testo, era “L’inghilterra rifiuta l’immagine di Julia Roberts perchè troppo ritoccata in photoshop!”.
E da lì si sono scatenati i commenti, che sottolineavano come Julia Roberts fosse bella lo stesso anche senza fotoritocco e che sostenevano che non si poteva criticare la Roberts. Insomma, tutti contro questa censura.

A me vedere queste cose amareggia, per un paio di motivi:

1 – Vedo sempre più spesso che si riportano notizie con superficialità, senza contestaulizzarle a dovere e senza riportarle in maniera corretta. In questo caso infatti non è l’Inghilterra che ha genericamente rifiutato l’immagine della Roberts, ma è stata l’ASA (ovvero l’agenzia inglese che controlla la pubblicità) a vietare all’azienda la diffusione della campagna promozionale perchè risulta ingannevole per i consumatori. Nessuna critica quindi alla Roberts, come invece hanno creduto quasi in massa i lettori della pagina FB di Privalia Italia. La critica era alla L’Oreal.

2 – Vedo sempre più spesso che le persone restano indifferenti davanti ad inganni evidenti.
Le foto di queste due campagne pubblicitarie L’Oreal sono state ritoccate, per stessa ammissione dell’azienda.
Ora, se un marchio mi sta vendendo il suo prodotto, io pretendo che la foto sia vera e non ritoccata (se non su aspetti che nulla hanno a che fare con l’aspetto estetico della modella), perchè se si interviene sull’immagine digitale alla fine il risultato che io vedo non è più reale.
Io sto guardando quella pubblicità che mi promette di avere una pelle così come la vedo in foto, ma non è una foto reale. Questo è grave, ma pochi se ne rendono conto.
Ormai il continuo bombardamento di trucchi ed inganni ci ha reso davvero troppo assuefatti a tutto questo e putroppo noi lo consideriamo ormai normale, quindi lecito. Ricordiamoci che una cosa non diventa lecita e giusta solo per il fatto che viene reiterata di continuo!

La cosa che mi spiace in assoluto di più non è però il comportamento dell’azienda che tenta di abbellire le foto, ma quello dei consumatori che non ci vedono niente di male.
Nel momento in cui infatti qualcuno fa notare che la campagna L’Oreal è ritoccata ed è stata dichiarata ingannevole, la reazione di molte persone consiste nella difesa della modella “che è bella anche non ritoccata”.

Sì, certo, la Roberts è favolosa anche struccata di prima mattina, ma non è questo il punto. Il punto è che ci stanno ingannando e noi li lasciamo fare, con il sorriso indifferente sulle labbra.
E se cerchi di aprire loro gli occhi ti rispondono che non è vero, che le hanno appena ritoccato le rughe, ma è sempre la solita Roberts. E poi arrivano ad attacare, dicendo che le critiche alla campagna pubblicitaria derivano dall’invidia (invidia di cosa, poi? Si sta attaccando un’azienda per un’azione ingannevole, mica si sta attaccando un’attrice per la ruga nascosta).
A me sinceramente mancano le parole per spiegare un concetto tanto evidente a chi non vuole capire.

Per approfondire la notizia vi rimando ad un articolo del Corriere della Sera.

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