Cosmetici con imballaggi sostenibili: la scelta rispettosa dell’ambiente

Tabella dei Contenuti

L'importanza del packaging

L'importanza del packaging ecologico

In questo sito si parla tanto di cosmesi naturale che rispetta la nostra pelle e il pianeta, ma è altrettanto importante prendere in considerazione il discorso degli imballaggi e dei contenitori in cui i nostri amati cosmetici vengono custoditi.


Tempo fa era rivoluzionario anche solo il pensiero di formulare cosmetici realizzati con ingredienti naturali, biologici e certificati e poco importava di cosa erano fatti i flaconi e i vasetti che li contenevano. Oggi invece l’attenzione verso il packaging ecologico sta crescendo e molte aziende hanno deciso di utilizzare contenitori non inquinanti e a basso impatto ambientale.

È chiaro che le consumatrici come noi si informano sul tipo di crema, lozione o detergente che stanno per usare per accertarsi che si tratti di una formulazione naturale e rispettosa dell’ambiente.
Ma perché non riflettere anche sul contenitore di quel cosmetico? 

Ti invito quindi a prestare attenzione anche a questo aspetto, perché puoi fare la differenza con le tue scelte, contribuendo a premiare le aziende lungimiranti che hanno deciso di rispettare l’ambiente a 360°.

Ora più che mai è importante utilizzare materiali che non aumentino l’inquinamento dell’ambiente, ma è fondamentale prestare attenzione anche ad altri fattori, spesso sottovalutati.
In questo articolo parleremo un po’ di tutto, per farci un’idea generale del problema e delle soluzioni.
 Pronta a scoprire tutto sul mondo del packaging plastic free e zero waste?

Partiamo!

 

Packaging cosmetici riciclabile

Il problema della plastica

Un primo aspetto importante è sicuramente legato ai materiali con cui vengono prodotti i contenitori dei cosmetici che acquistiamo: flaconi, tubetti, barattoli, stick e chi più ne ha, più ne metta. La maggior parte di questi contenitori vengono realizzati in plastica.

Sarebbe ingenuo pensare che riciclando la plastica tradizionale il problema si potrebbe risolvere, perché solo una parte viene riciclata, mentre il resto continua a lungo ad inquinare l’ambiente. Il suo smaltimento infatti costa parecchi soldi e questo genera anche un altro fenomeno davvero spiacevole: un traffico di rifiuti non regolamentato.

Ma non è solo un discorso di riciclo e smaltimento: la Co2 che è intrappolata a terra, con l’estrazione del petrolio con cui si produce la plastica viene liberata e ritorna in circolo nell’atmosfera. Ne deriva un aumento del riscaldamento globale e la riduzione dello strato di ozono, che serve a proteggere la terra dalle radiazioni nocive del sole.

C’è altro? Purtroppo sì. Il petrolio con cui si produce la plastica è una fonte non rinnovabile e quindi tende a diminuire sempre più. Cosa significa, concretamente? Che si scatenano delle vere e proprie guerre per poter gestirne il commercio, con un costo altissimo dal punto di vista sociale e umano.

Certo la plastica ha tanti vantaggi per chi la utilizza: è pratica, solida, costa poco e ha un’ottima conservazione…ma basta tutto questo a giustificare lo scempio che stiamo facendo del nostro pianeta?
La risposta la lascio a te. Ti invito a prendere posizione riguardo a questo tema e a fare la differenza nel mondo con le tue scelte.

Canna da zucchero da cui si ricava la bioplastica

Materiali ecologici e bioplastica

Oggi le aziende più virtuose si stanno orientando sempre più verso materiali meno inquinanti come vetro, alluminio, cartone e bioplastica, che possono essere riciclati e riciclabili. La bioplastica che viene utilizzata da alcune delle più conosciute marche di cosmetici come La Saponaria e Officina Naturae è composta da polietilene verde (biobased) derivante dalla lavorazione di canna da zucchero.

Costa di più della comune plastica derivante da petrolio, ma è molto più rispettosa dell’ambiente perché deriva da fonti rinnovabili e non rilascia nell’aria grandi quantità di Co2, ma anzi la assorbe grazie alle caratteristiche della barbabietola da zucchero.
Attenzione: la bioplastica è riciclabile ma non è compostabile, quindi quando finisci il vasetto di crema o il flacone di shampoo non devi buttarlo nell’umido ma nel raccoglitore della plastica.

Accessori alternativi

Ci sono anche altri materiali che aiutano l’ambiente a non riempirsi di plastica e rifiuti e alcuni sono davvero incredibili. Si usano soprattutto per la realizzazione di accessori che rendono ancora più ecologico il nostro angolo della bellezza.

Alcuni esempi?
Il portasapone in alga diatomea prodotto dalla Saponaria, dallo stile pulito e con una marcia in più: assorbe l’acqua molto velocemente, quindi garantisce al sapone di tornare asciutto e di prolungare la sua durata.
Fortunatamente il mondo dei porta saponi è costellato di materiali alternativi che sono da preferire alla plastica tradizionale: da quelli in legno di Kost Kaam a quelli in alluminio di Officina Naturae, passando per una bella fetta di zucca luffa.

I pettini sarebbero da preferire in legno e per una perfetta coccola nella doccia puoi acquistare una spugna naturale. Io ho comprato quelle di Cose della Natura e sono rimasta veramente soddisfatta: la loro morbidezza non aveva paragoni con le spugne sintetiche.

Se ami l’ambiente prova a prendere in considerazione anche l’utilizzo di cotton fioc realizzati in bambù e cotone biologico, che una volta usati possono essere smaltiti nell’organico perché sono completamente biodegradabili. Ti suggerisco la marca Hydrophil, oppure puoi verificare se trovi marche alternative in qualche catena di prodotti di beauty e cosmetica.

Pratiche ecologiche

I materiali sono importanti, ma non sono gli unici ad aiutare l’ambiente. Esistono diverse altre soluzioni che possono contribuire a diminuire i rifiuti: alcune le puoi mettere in atto tu, mentre altre sono di competenza delle aziende produttrici di cosmesi.

Qui sotto ne ho prese in considerazione sei.

Refill

Il refill consente di ricaricare un flacone di detergente (saponi liquido, shampoo o doccia schiuma) attraverso una tanica, presente in un punto vendita fisico. Si tratta a tutti gli effetti di un detergente alla spina e permette di mettere in circolo un numero ridotto di confezioni, perché una volta finita una confezione la si ricarica senza bisogno di buttarla.
L’unico difetto di questo sistema è la sua reperibilità
, perché per diversi motivi non sono tanti i negozianti disposti  a tenere la tanica presso il proprio esercizio commerciale.

C’è stato un periodo in cui sono riuscita ad usufruire di questo servizio e ricordo che avevo comprato due flaconi per ogni detergente che usavo. In questo modo quando finiva il primo non dovevo fare le corse per ricaricarlo, perché avevo subito a disposizione il secondo e questo mi consentiva di ricaricare il contenitore vuoto con la dovuta calma. Tra le aziende che permettono il refill ci sono Nivel con il marchio Biolù e Green Natural.

Nessuno vieta ovviamente che tu possa acquistare direttamente la tanica da tenere a casa tua, se prevedi di utilizzare grandi quantità di prodotto: di solito sono disponibili in formati da 5 o 10 litri e sono più economiche rispetto all’acquisto di tante confezioni singole.

Vuoto a rendere

Sono pochissime le aziende che riescono a sfruttare i vuoti dei cosmetici, ma vale la pena di citare l’esempio di Ringana, una marca austriaca di cosmesi naturale che offre un buono per un prodotto omaggio se le invii 10 flaconcini di vetro di cosmetici a suo marchio. I suoi tecnici selezioneranno solo i flaconcini in perfetto stato, pronti per essere successivamente puliti, sterilizzati e utilizzati nuovamente.

Riuso

Riutilizzare i barattoli, i tubetti o i flaconi di cosmetici finiti è un ottimo metodo per impedire che diventino rifiuti, ma per cosa possono essere utili?

Non ci sono limiti alla fantasia!

Il primo uso che di solito si fa è quello di sfruttarli per riempirli con detergenti, creme e lozioni fatti in casa.
Se sei un’amante dello spignatto non ti sto certo dicendo una cosa nuova, ma se non hai mai provato a creare un docciaschiuma fai da te ti potrebbe sorprendere scoprire quanto è semplice da realizzare, utilizzando sempre materie prime naturali e magari certificate.
Una volta prodotto lo puoi travasare in qualche flacone già finito, che rivedrebbe così una nuova vita invece che finire tra i rifiuti. Molti siti specializzati nella vendita di materie prime vendono addirittura i flaconi vuoti, ma perché comprarli quando ne hai a disposizione tanti che butteresti? Basta lavarli bene e il gioco è fatto.

Altri usi che spesso vengono fatti dei barattoli delle creme sono legati alla scrivania (porta graffette, porta puntine o contenitore degli elastici), oppure sono legati ai piccoli gioielli. Diventano quindi dei contenitori per orecchini o spille, opportunamente abbelliti con carte colorate o stoffe o una sapiente mano di colore. Serve fantasia, coraggio!

Un altro uso che mi piace molto è quello legato a piccole piantine, come i cactus. Rivisitati con fantasiai barattoli possono diventare dei simpaticissimi portavasi da sistemare vicino alla scrivania. o su qualche mensola in bagno o in giardino.

Cosmetici solidi

Ho già parlato di questo argomento in un articolo tutto dedicato alle differenze tra cosmetico solido e sapone, dove ne evidenziavo tutti i pregi.
La cosa importante da sapere è che si tratta di detergenti (per la doccia, i capelli o l’igiene intima) che si presentano come dei panetti solidi e potresti scambiarli per una normale saponetta.

Quindi qual è il vantaggio dal punto di vista ambientale?
Il loro punto di forza è che non hanno bisogno di plastica per essere commercializzati, perché di solito è più che sufficiente una confezione in cartoncino riciclato oppure una bella scatolina in alluminio, anch’esso riciclato e riciclabile.

Limitare l'usa e getta

Ci sono alcuni accessori che fanno parte del mondo della cura della persona che contribuiscono ad aumentare la quantità di rifiuti in circolo. A volte non ci si fa nemmeno attenzione semplicemente perchè siamo stati abituati ad utilizzarli fino da quando eravamo piccole, ma se ci pensiamo un attimo basta fare una scelta differente per contribuire in modo significativo alla salute del pianeta.
Due esempi su tutti: lo spazzolino da denti e le salviette struccanti.

Nel primo caso sappiamo tutti che i normali spazzolini da denti sono realizzati in plastica, ma ora c’è la possibilità di acquistare spazzolini più ecologici e sostenibili: si parte da quello in bambù di Tea Natura a quello in fibre vegetali con setole in olio di ricino firmato dalla Saponaria o quello con setole impregnate d’argento di Officina Naturae. Di alcuni prodotti sono anche disponibili le testine di ricambio, per evitare di dover gettare l’intero spazzolino.

Avete bisogno di struccarvi o di fare una bella pulizia del viso? I dischetti di cotone usa e getta vengono  sostituiti dai pad di cotone o di bambù, che si possono lavare infinite volte e che – ve lo posso garantire – svolgono egregiamente il loro lavoro.

Ecodesign

Hai mai sentito parlare di ecodesign? I produttori più attenti di cosmetici naturali sanno bene di cosa si tratta.
Di fatto è l’intero processo con cui si progetta, si realizza e si vende un prodotto, fino ad arrivare al suo smaltimento. Tutta questa catena deve essere ideata con l’intento di impattare il meno possibile sull’ambiente.

Ecco ad esempio alcune importanti decisioni che possono prendere i produttori (e tu puoi premiarli con le tue scelte, se lo fanno):

  • Utilizzare materie prime riciclate, riciclabili o biodegradabili.
  • Eliminare tutto il packaging non necessario, come ad esempio i foglietti illustrativi o le scatoline graziose ma inutili.
  • Studiare dei contenitori in cui non si sprechi prodotto. I vasetti sono quelli che sicuramente permettono di utilizzare tutta la crema che contengono, perché hanno un’ampia apertura. Anche le pompette airless per il viso sono ottime, perché ogni volta che si aziona la pompetta il fondo si alza, facendo man mano fuoriuscire tutta la crema o la lozione fino quasi all’ultima goccia.
    Che cosa possiamo dire però di alcuni flaconi di shampoo o doccia schiuma che non si riescono mai a “spremere” completamente? Pensa che The Association for Consumer Information stima che ci sia uno spreco di prodotto che va dal 10 al 20%! Non è un caso che molti spingano i clienti a tagliare con le forbici la parte finale della confezione, quando ormai il prodotto non esce più. In questo modo è possibile prelevare anche quella parte di prodotto che è rimasta intrappolata nel flacone.
  • Progettare un tipo di packaging che si divida facilmente in tutte le sue componenti, per rendere la vita più facile a noi consumatrici che magari vorremmo separare la parte in vetro da quella in alluminio senza perdere troppo tempo e senza dover impazzire per capire come fare.
  • Per la produzione utilizzare preferibilmente energie derivanti da fonti rinnovabili.
  • Pensare a forme di packaging che a parità di prodotto contenuto usino meno imballaggio possibile e occupino un minor spazio.
    Se i contenitori occupassero meno spazio infatti servirebbero meno viaggi per trasportarli e questo porterebbe a produrre meno Co2. Inoltre il minor ingombro farebbe comodo sia ai negozi che a noi, perché occuperebbe meno posto e forse il nostro armadietto dedicato al beauty potrebbe rimanere più ordinato e arioso. Forse.
Marche cosmetici sensibili all'ambiente

Greenwashing

Greenwashing, ovvero come alcune aziende stanno cercando di intortarti, facendoti credere di essere paladine dell’ambiente e valorose sostenitrici dell’etica ambientale, quando in realtà non fanno nulla per migliorare la situazione, perché ritengono che non sia profittevole nell’immediato.

Ci dobbiamo rassegnare al fatto che il marketing è subdolo e a volte è schifosamente abile nel far passare dei messaggi che ti fanno intendere una cosa che non è affatto vera. Basta giocare con le parole, senza nemmeno bisogno di dire bugie. Alcune aziende ti confondono con frasi ad effetto, foto da urlo e colori legati alla natura e tu sei portata a credere cose non vere.

Cara amica, a volte la comunicazione delle aziende cosmetiche viaggia al limite del legale e a volte lo travalica, per cui devi essere pronta a stanare la furbizia dietro l’etichetta scintillante e le immagini floreali che richiamano chissà quali oasi naturali.

Fai attenzione in particolare ai messaggi molto vaghi, come ad esempio quando in etichetta trovi frasi del tipo “Prodotto rispettoso dell’ambiente” oppure “Seguiamo una filosofia sostenibile“.

Dato che noi clienti stiamo cercando sempre più spesso di acquistare prodotti che tutelino il pianeta, molte aziende cercano di farsi belle a parole, senza nessuna azione veramente concreta alla base del loro progetto.
I fatti signori, vogliamo vedere i fatti! Le belle parole nascono e muoiono sull’etichetta, ma cosa è stato fatto di concreto per rispettare l’ambiente?

Prova a informarti  sui siti delle aziende se utilizzano materiali riciclabili, compostabili o se sono attente alle varie soluzioni di ecodesign. Se lo fanno stai pur certa che lo hanno scritto sul loro sito, sulla loro pagina facebook e forse anche sul packaging dei cosmetici.

Pensa che da un’indagine della Commissione Europea in collaborazione con le autorità nazioni di difesa dei consumatori è emerso che ben il 42% di affermazioni ecologiche che trovi sulle etichette di diversi prodotti tra cui i cosmetici sono false, esagerate o ingannevoli. Il 42%… mica noccioline.

Non tutte le aziende però cercano di farti credere cose non vere: alcune sono invece seriamente e concretamente impegnate sul fronte ambientale per rendere ancora più green la loro cosmesi.
Sono aziende che ci credono davvero, che ci mettono il cuore e che vanno assolutamente premiate perché ci insegnano che ci sono altri valori da seguire, ben più importanti dei ritorni economici.
Vediamone insieme alcune.

Marche sensibili

Quello che troverai qui sotto è un elenco di marche di cosmesi naturale che si sono distinte per l’impegno nella ricerca e nell’utilizzo di packaging ecologico e di soluzioni sostenibili.
Non vuole essere un elenco esaustivo, anche perché sempre più aziende inizieranno ad utilizzare contenitori più in linea con la loro filosofia di produzione e sarebbe impossibile citarle tutte.

Qui troverai quindi quelle che – per diversi motivi – ritengo più meritevoli e che vorrei farti conoscere, nel caso che tu non le conoscessi già.

Officina Naturae ha speso molte energie per rendere il suo packaging  sostenibile, adottando anche diverse pratiche rispettose dell’ambiente. Un esempio è l’uso della bio plastica derivante dalla coltivazione di canna da zucchero in Brasile, nella cui produzione non si spreca nulla: i sottoprodotti vengono impiegati per la produzione di energia elettrica e la fertilizzazione di terreni degradati. Ha puntato poi sull’ecodesign degli imballaggi e ha introdotto una ricca proposta di cosmetici solidi CO.SO.
Tea Natura è un’azienda che è sempre stata molto attenta al rispetto dell’ambiente, sia per quanto la sua linea cosmetica che per quella legata alla detergenza della casa (anche questa è ottima!). Puoi acquistare unguenti, burro di karitè, idrolati, oli vegetali, dopobarba, crema da barba, hennè e la linea di cosmetici solidi Tea Natura: il pack di questi prodotti è quasi interamente realizzato in vetro, alluminio, cartone. Si potrebbe migliorare ulteriormente, ma è un ottimo inizio.
Sono tante le scelte sostenibili di Biofficina Toscana: produzione italiana con ingredienti locali, che valorizzano la bio-diversità e limitano l’emissione di Co2 nei trasporti. Nessun foglietto illustrativo e packaging esterno, salvo casi di necessità (in questo caso realizzato in carta riciclata e certificata FSC). Gli impianti di produzione sono alimentati con energie rinnovabili. I flaconi sono in plastica riciclata, riciclabile e in bio plastica derivante da canna da zucchero. Hanno una linea di cosmesi solida.
La Saponaria si impegna molto nel campo della sostenibilità: confeziona le saponette in una scatola di cartone riciclato e nei suoi negozi propone il sapone al taglio. Ha lanciato diversi cosmetici solidi, compresa la linea rivoluzionaria Wonder Pop. Utilizza materiali riciclabili come il vetro e l’alluminio e 3 diversi tipi di plastica: la bioplastica derivante dalla canna da zucchero, la plastica riciclata dalla raccolta differenziata e la plastica recuperata dal mare. Propone spazzolini in acetato di cellulosa, portasapone in legno o alga e dischetti struccanti in cotone o bambù.
Biolù è un marchio dell’azienda Nivel, conosciuta anche per il marchio di cosmetici naturali TiAmA, che hanno il vuoto in plastica a rendere. Biolù è fantastico se ti piace spignattare e se vuoi ricaricare il tuo flacone ogni volta che lo finisci, limitando così l’inquinamento. Nei negozi sul territorio puoi trovare le spine in cui ricaricare la tua base lavante per creare shampoo, detergenti corpo e detergenti intimi personalizzati. Esiste anche la linea per pelli sensibili e neonati. Volendo puoi anche acquistare la tanica da 10 litri, con erogatore.
Il progetto Lamazuna parte nel 2010 ad opera di Laetitia, una ragazza francese che si prefigge di ridurre drasticamente i rifiuti legati alla cura della persona. Lamazuna diventa quindi uno dei primi marchi a spingere con grande forza sul concetto di packaging ridotto e riciclabile, grazie anche all’introduzione sul mercato di vari tipi di cosmetici solidi: shampoo, bagnoschiuma, saponi e dentifrici. I suoi prodotti assomigliano a golosissimi budini di tutti i colori. Adorabili.

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